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(dalle
Lettere di don Lorenzo Milani) Scritta da don Lorenzo,all'amico magistrato GIAMPAOLO MEUCCI, la lettera non é stata mai terminata. Il titolo è suo. |
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Barbiana, 30.3.1956 Caro Gianni, cercami per
piacere nel Codice penale un articolo che preveda il
reato che ora ti dirò. E se non c'è di a qualche amico
deputato che lo facciano subito, ma in settimana e
carico di pene esemplari. Il titolo dev'essere press'a
poco così: "Circonvenzione di contadino giovandosi
di circostanze storiche favorevoli per le quali senza
mai fare alcunché di legalmente perseguibile gli si fa
però un danno umano così enorme che se ne accorgerebbe
anche un bambino e che solo il Codice per una sua
inspiegabile anomalia non vede." Ma almeno se tu
non trovi verso di dar figura giuridica a questo delitto
promettimi che lo dirai ai tuoi amici dell'Archivio di
Stato. Di loro che l'appuntino su qualche foglio perché
ne resti memoria. Se no domani quando tutto il nostro
mondo sbagliato sarà stato lavato in un immenso bagno
di sangue e quando doman l'altro gli storici inorriditi
da tanto sfacelo che avrà travolto insieme tanto bene e
tanto male tenteranno di scriverne le origini e i
motivi, non riusciranno a leggere fatti come questi che
t'ho detto. Perché gli analfabeti non vengono
menzionati dalla storia altro che quando uccidono i
letterati. E questo avviene proprio perché sono
analfabeti e prima di quel giorno non sanno scrivere né
farsi in altro modo valere e così son condannati a
scrivere solo colla punta dei loro forconi quando è
già troppo tardi per esser conosciuti e onorati dagli
uomini per quelli che erano innanzi a quel triste
giorno. Un contadino parte perché trova un podere
migliore. Ha lavorato dieci, venti, talvolta duecento,
trecento anni su quella terra e ha vissuto lui e i suoi
magrissimamente perché in tutti quegli anni ha fatto
vivere, non solo vivere ma studiare, il nonno del
padrone e poi il padrone e poi il signorino. Loro hanno
frequentato tutte le scuole e si son riempiti la casa di
libri e la mente di potenza dialettica e pratica enorme
senza aver mai bisogno di guadagnarsi il pane perché il
pane lo guadagnava Adolfo e i suoi bambini. Adolfo che
non ha fatto neanche la prima perché il signorino ha
passione per le pecore e non permette che si vendano. Il
signorino dice che le pecore rendono molto tanto a lui
che al contadino (ed è vero) e così non permette che
si vendano. E così Adolfo ha passato la sua infanzia
colle pecore e ora è grande e lavora invece il podere e
colle pecore manda Adriano. E Adriano ha già 10 anni ma
è analfabeta come il suo babbo solo perché non può
andare a scuola perché ha da badare le pecore che hanno
da fare la lana e gli agnelli e il cacio. E poi si vende
la lana e gli agnelli e il cacio e la metà d'Adolfo
basta solo per campare mentre la metà del signorino
messa insieme a altre metà di altri poderi basta bene
per andare a scuola fino ai 35 anni e far l'assistente
universitario volontario cioè non pagato e vivere nei
laboratori e nelle biblioteche là dove l'uomo somiglia
davvero a colui che l'ha creato che è sola mente e solo
sapere. Sono trecent'anni precisi che la famiglia
secolarmente analfabeta di Adolfo mantiene agli studi la
famiglia secolarmente universitaria del signorino. C'è
nell'archivio parrocchiale documenti ingialliti e
ammuffiti che lo attestano. Il fatto è già in sé
d'una tragicità che non richiede commento. Ora i
figlioli di Adolfo sono stufi del lumino a carburo e gli
han fatto cercare un podere dove c'è l'acqua e la luce.
E Adolfo s'è deciso anche lui a partire per contentare
loro e anche per sé perché è stufo fino agli occhi.
Ma pure credi che anche partire di quassù è sempre uno
strappo non foss'altro perché in trecent'anni s'è
imparentato un po' tutte le case della zona e poi qui
ormai conosce troppe cose o persone utili nella vita:
mediatori, compratori, vicini, ladri, galantuomini,
esperti, inesperti... Quando il signorino seppe che
Adolfo aveva trovato un podere meglio, gli mentì per la
centesima volta che avrebbe messo la luce. Ma Adolfo
ormai conosce l'uomo e non c'è caduto più. Ha poi
dentro una tale carica di rancore che ormai al Sasso non
ci torna più neanche se ci fanno l'autostrada. Allora
per un anno il podere del Sasso è restato sodo, e per
esser sodo un anno solo è costato tanto quanto
occorreva per metter la luce e l'acqua e rimetter la
casa e fare qualche fossa. E il signorino ha cercato
disperatamente un altro grullo che venisse a campare
agli studi lui e il suo figliolo e i suoi nipoti per
altri trecento anni. E il grullo purtroppo l'ha trovato.
E' un infelice che là dove è ha anche la luce, ma per
un complesso di circostanze è costretto a dividersi dal
fratello. Ha posto un patto solo e cioè che prima di
gennaio quando ci tornerà lui ci sia la luce. Ed ecco
il signorino promettere a questo sconosciuto cui non
deve nulla ciò che ha negato a Adolfo che per
trecent'anni l'ha campato agli studi. Già questo è un
insulto alla miseria e al sacrificio che è molto più
che uno schiaffo e molto più che una scarica di
legnate. Ma se Adolfo dà uno schiaffo o una scarica di
legnate al signorino tu lo metti in galera, mentre
quando il signorino fa questo a Adolfo tu non ci ravvisi
ombra di reato. Anzi forse il signorino è un tuo
compagno di studi. Forse stasera lo incontrerai alla San
Vincenzo a spendere generosamente i soldi del cacio del
Sasso, i soldi dell'analfabetismo di Adolfo. Oppure lo
vedrai a far dottrina ai bambini col distintivo di
dirigente di Azione Cattolica. Ed ecco ora il signorino
in azione per convincere il contadino nuovo a venire.
Ecco che non gli dice che a togliere le cimici da quella
casa non è bastato neanche il camioncino della
prefettura con tre giorni di gas. Gli dissero: « Per
levare le cimici da questa casa, signor Professore, non
le resta che darle fuoco e ricostruirla a nuovo ». Ecco
che gli sfodera un foglio della Valdarno per mostrargli
che a giorni al Sasso c'è la luce. Il contadino nuovo
è un po' più smalizito d'Adolfo e sa un po' leggere e
pensa: « Io non mi chiamo Adolfo. Io so leggere, a me
non me la fa ». Guarda dunque quel foglio e vede che è
intestato Selt-Valdarno ecc. ecc. Beh, allora basta
così, questa volta si dev'esser deciso. Torna ai suoi
monti e trasloca. Lascia i parenti, gli amici, danneggia
i pochi mobili nello sgombero, spende per il camion, fa
interrompere le scuole a Pierino a gennaio in pieno anno
scolastico. Insomma io non voglio stare a farti l'elenco
completo delle cose che perde per quel trasloco. C'è di
mezzo anche un mezzo fidanzamento della sua maggiore
ecc. ecc. Fammi il piacere mettiti te nei panni d'un
trasloco. Senza che ti faccia tanti esempi lo capisci da
te che somma di valori umani si può spezzare in un
trasloco. Basterebbe quell'essere eterni viandanti. Non
per nulla il nomadismo è segno di civiltà ormai
sparite e antichissime. Ma ciò che avviene tra i
contadini oggi è nomadismo puro come quello dei pastori
dell'Asia e porta con sé tutto il bagaglio delle sue
conseguenze disumananti. Sai cos'era quel foglio che il
signorino professore ha mostrato al contadino nuovo? Era
uno di quei moduli di richiesta di preventivo che la
Valdarno dà gratis a chiunque li richieda. Di fronte
alla tua legge il signorino è a posto. Quando il
preventivo verrà (se verrà) vedrà che la spesa è
troppa e non ne farà di nulla. Poco importa. Basta che
il Sasso per quest'anno non resti sodo come l'altr'anno.
Tu, Procuratore d'una Repubblica fondata sul lavoro, non
manderai le forze dell'ordine a sanare questo disordine
estremo. Fai pure. Peggio per te e per il tuo e mio
mondo e per il mondo del signorino. Ma domani, quando i
contadini impugneranno il forcone e sommergeranno nel
sangue insieme a tanto male anche grandi valori di bene
accumulati dalle famiglie universitarie nelle loro menti
e nelle loro specializzazioni, ricordati quel giorno di
non fare ingiustizie nella valutazione storica di quegli
avvenimenti. Ricordati di non piangere il danno della
Chiesa e della scienza, del pensiero o dell'arte per lo
scempio di tante teste di pensatori e di scienziati e di
poeti e di sacerdoti. La testa di Marconi non vale un
centesimo di più della testa di Adolfo davanti
all'unico Giudice cui ci dovremo presentare. Se quel
Giudice quel giorno griderà « Via da me nel fuoco
eterno » per ciò che Adolfo ha fatto colla punta del
suo forcone, che dirà di quel che il signorino ha fatto
colla punta della sua stilografica? E se di due
assassini uno ne vorrà assolvere, a quale dei due
dovrà riconoscere l'aggravante della provocazione? A
quale dei due l'attenuante dell'estrema ignoranza? D'una
ignoranza così grave da non esser neanche più uomini.
Neanche forse più soggetti d'una qualsiasi
responsabilità interiore. |
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